Politiche

YESTERDAY. Voi ve lo ricordate il reddito di cittadinanza?

di Lorenzo Giardinetti

Yesterday

Jack Malik è un cantante inglese di scarso successo, si barcamena fra piccoli festival e altre occasioni saltuarie, anche la passione per la musica, pian piano, nonostante l’incoraggiamento degli amici più stretti, sembra spegnersi di fronte all’evidente impossibilità di raggiungere il successo o quantomeno di poterne fare un lavoro.

Una notte, durante un blackout di proporzioni globali, Jack viene investito.

Al suo risveglio scopre di ritrovarsi in una realtà differente, totalmente identica alla nostra, ma senza che questa abbia mai conosciuto il gruppo musicale forse più famoso di tutti i tempi: i Beatles.

Questa, in poche righe, è la trama di Yesterday, un film uscito nel 2019, sicuramente non passato alla storia, ma più che gradevole nel condurre lo spettatore nella sensazione di spaesamento di un ragazzo che sembra essere l’unico rimasto sulla terra a ricordare  uno dei fenomeni culturali e sociali che più hanno segnato la storia della società moderna.

Pensate anche a voi, fermi a fischiettare Yellow Submarine per poi essere fermati da un passante che vi dice – ma che bel motivetto che ti sei inventato!

Ecco una cosa simile sembra essere successa negli ultimi anni con il reddito di cittadinanza.

Una rimozione di massa

Una grande rimozione di massa. È incredibile pensare quanto questa discussione sia letteralmente scomparsa dal dibattito pubblico, dopo aver tenuto banco per diversi anni e aver decisamente polarizzato la società italiana.

Il reddito di cittadinanza (RDC) viene introdotto in Italia nel 2019, lo stesso anno dell’uscita di Yesterday nelle sale.

In quell’autunno noi studenti medi romani costruivamo un muro di cartone lungo la strada di un corteo diretto al Ministero dell’Istruzione. 

Le scatole di cartone, impilate, portavano attaccate le foto dei diversi ministri del governo Conte I.

Fumogeni, cori, una rincorsa a buttare giù simbolicamente un governo che avevamo inscenato come fosse “Un muro della paura”. D’altronde quell’esperienza nasceva dall’incontro fra il Movimento 5 Stelle dei “taxi del mare” e la Lega di Matteo Salvini, allora ancora in ascesa, diventata il ricettacolo della peggiore destra post-fascista e trumpiana.

Quello era però lo stesso Governo capace di introdurre il Reddito di Cittadinanza.

Una misura che non solo rompeva indiscutibilmente con l’austerità economica che aveva caratterizzato, senza che alcuna alternativa sembrasse possibile, gli anni precedenti, ma si avvicinava anche terribilmente, almeno nell’idea originale, a quello che era stato un cavallo di battaglia innovativo e dirompente dei movimenti sociali nel nostro paese. E a farlo non era stato un blocco progressista, ma un ircocervo del tutto nuovo di matrice populista-reazionaria.

Non staremo qui a ricostruire la breve storia del RDC, per altro già notevolmente ridimensionato rispetto alla proposta del fondatore del M5S Beppe Grillo (quella si riprendeva a piene mani dalla tradizione dei movimenti italiani), servirebbe un tempo di approfondimento più lungo anche se, senza dubbio, interessante.

È interessante ricordare però come quella misura scatenò davvero una discussione pubblica enorme e spesso – come da tradizione del nostro paese – anche ridicola e piena di incoerenze e capriole, a partire da numerosi esponenti del progressismo nostrano che al tempo del Conte I attaccavano la misura del reddito di cittadinanza, più  o meno con la stessa veemenza e spesso anche con la stessa grammatica che avrebbe contraddistinto poi il corrispettivo attacco della destra al reddito durante il Conte II.

Fino alla successiva campagna elettorale, quella che ha portato al governo Meloni, che fra i propri punti salienti vedeva la promessa dell’abolizione del reddito di cittadinanza da parte del centrodestra.

Il Reddito di Cittadinanza è stato completamente abolito nel 2024 e sostituito da una serie di nuovi sussidi.

Pochi anni, praticamente l’altro ieri, eppure sembra passata un’eternità da quando in questo paese si discuteva attorno ad una misura economica e sociale che, anche solo per la sua denominazione, lasciava intravedere un margine di discussione importante sulla concezione stessa delle nostre vite e del sistema in cui viviamo.

Basti pensare solamente che, nel febbraio 2018, Grillo, al tempo ancora faro intellettuale del Movimento, sul suo blog scriveva che è il reddito che ti include nella società, non il lavoro. Abbiamo l’idea che l’uomo non possa far altro che lavorare, che la sua finalità ultima su questa terra sia avere un lavoro. Niente di più sbagliato.

Lo stesso fondatore, inoltre, aveva più volte sottolineato come il RDC fosse solamente una misura che introduceva, in casi specifici, questo ragionamento, già altamente diffusa in altri paesi europei, ma inscritta dentro l’orizzonte ideale del Reddito Universale

Questo forse rimane il punto più interessante: per diversi anni nel nostro paese ha tenuto banco una discussione viziata – io credo in positivo – dall’ingresso in campo di una misura che seppur annacquata, incompleta, anche oramai compatibile con l’attuale sistema economico, come il RDC, guardava e si ispirava ad un’idea radicale di reddito incondizionato di base.

L’idea-forza di un reddito di cittadinanza

Della capacità dirompente che questo tema poteva avere nella società italiana in verità non se n’era accorto per primo Beppe Grillo.

Da molti anni una parte consistente di centri sociali, movimenti e organizzazioni avevano individuato nel reddito di cittadinanza – si già lo chiamavano esattamente così – un nodo politico fondamentale e un’orizzonte ideale e ancora un’idea-forza per creare un movimento di massa.

Valutazioni che, alla prova della Storia, possono trovare anche un certo riscontro, considerando come effettivamente alla sua applicazione, seppur non completa – come è d’uopo sottolineare ancora una volta – la conformazione sociale che rispose in Italia fra il 2018 e il 2024 alla possibilità di richiedere questo strumento fu assolutamente trasversale tanto per background sociale, quanto per provenienza ideologica, al punto da creare una base di consenso attorno ad un governo populista di destra ed anche successivo esperimento di governo progressista.

Potremmo inoltre azzardare, ma solamente nel campo delle ipotesi, senza alcun suffragio di dati empirici, ma solo con una suggestione, che alla scomparsa del reddito di cittadinanza in Italia proprio i due partiti che avevano impersonato la stagione populista del partito-pigliatutto post ideologico abbiano indubbiamente perso consenso.

Negli ultimi anni ci sono stati sforzi di riportare in campo, soprattutto durate il periodo della sua promessa cancellazione, il discorso, pensiamo alla campagna ci vuole un reddito, immaginando una riappropriazione dal basso, con le giuste parole e le giuste rivendicazioni sociali di un dibattito che era stato ormai sequestrato dal politicismo.  

Rimane però lo sconcerto per la rimozione totale da parte della politica istituzionale e del dibattito pubblico più ampio.

Il reddito di cittadinanza sembra un tabù o un vecchio trauma che è meglio non riesumare. 

In effetti se oggi entrassimo in una riunione del nascituro campo largo proponendo una campagna centrale sul reddito per le prossime elezioni, sembra esserci quasi il rischio di sentirsi un po’ come Jack Malik in Yesterday che, dopo essere diventato famoso, spacciando per sue tutte le canzoni dei Beatles, per il suo nuovo disco propone come titolo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e tutto il reparto marketing gli scoppia a ridere in faccia.

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