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RIAPRE VILLA TIBURTINA. Pratiche trasformative per la sanità pubblica

A cura di Norma Felli

Pratiche politiche negli sviluppi di un “romanzo sanitario”

Lunedì 16 febbraio 2026 è stata inaugurata la Casa di Comunità “Villa Tiburtina”. A questo risultato hanno contribuito numerosi attori politici e sociali. Il territorio e le reti associative hanno svolto un ruolo cruciale nella politicizzazione del tema della salute. Dal quartiere di Rebibbia, nella periferia nord-est di Roma, arriva un esempio di pratiche trasformative in grado di generare impatto per una politica pubblica della sanità.

Comitato Mammut. Riapre Villa Tiburtina

Nel 2012, la struttura di Villa Tiburtina – un importante poliambulatorio pubblico a Casal de’ Pazzi – veniva chiusa, restando per anni in uno stato di completo abbandono. Un lungo percorso di mobilitazione civica ha portato alla sua riapertura, come Casa di Comunità.

Nel 2021 veniva pubblicato Romanzo sanitario. Una poco rocambolesca storia di sanità territoriale e periferia del fumettista Zerocalcare. Un racconto che dava espressione alla lotta di un quartiere romano volta ad aprire «un presidio di sanità pubblica, simbolo di tante storie simili in ogni parte del Paese». Si trattava di «un tassello di un progetto editoriale per cambiare la narrazione delle periferie dominante sui mass media» (L’Espresso, 25 marzo 2021). Nel fumetto veniva raccontata la mobilitazione del territorio per garantire il diritto alla salute.

L’intervento che, anni dopo, ha portato alla riapertura della struttura è stato inserito nell’ambito della Missione 6 (Componente 1) del PNRR, ovvero quella parte di investimenti che mira a rafforzare l’assistenza primaria e le strutture di comunità, secondo il modello successivamente definito dal Decreto Ministeriale 77 del 2022 (DM 77/2022).

La sanità territoriale in Italia

Quel romanzo sanitario uscì a poco più di un anno dall’inizio della pandemia da Covid-19. La sanità territoriale, il ruolo delle professioni sanitarie e un approccio integrato, partecipativo e relazionale alla salute si erano rivelati di cruciale importanza.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), nato grazie a significative mobilitazioni politiche e sociali, rappresenta un pilastro fondamentale del welfare italiano: un servizio pubblico universalistico che garantisce il diritto alla salute a tutti. Tuttavia, i continui tagli alla spesa pubblica per la sanità ne hanno progressivamente indebolito le capacità operative (Giorgi, Salute per tutti, 2024).

L’ambito della salute è mobile, va oltre l’accesso alle cure. Condizioni abitative, lavoro, qualità dell’ambiente urbano, reti sociali e accesso ai servizi influenzano il benessere delle persone. Una visione politica attenta alla dimensione territoriale è allora essenziale. Nei quartieri, e in particolare nelle periferie, i bisogni emergono con maggiore evidenza e il conflitto sul diritto alla salute assume una forma concreta.

In questa prospettiva, le pratiche di health from below giocano un ruolo fondamentale. L’azione collettiva non si limita a denunciare carenze e disfunzioni, ma contribuisce a rafforzare e riqualificare le istituzioni e i servizi pubblici, inclusi il SSN e le sue strutture decentrate. Vengono sperimentate modalità di gestione partecipate e generative.

Le energie del territorio per la riapertura di Villa Tiburtina

«Durante la pandemia abbiamo iniziato distribuendo beni di prima necessità, ma presto ci siamo resi conto che non bastava: volevamo cambiare le condizioni che generavano quelle difficoltà», ci racconta Daniele Pasqualetti Daniele Pasqualetti, ricercatore e attivista tra i protagonisti del Comitato Mammut, la realtà che ha avviato la mobilitazione civica nel quartiere.

«La struttura di Villa Tiburtina era abbandonata», continua Pasqualetti «così abbiamo lanciato raccolte firme, questionari tra i residenti, interviste a chi aveva già usufruito dei servizi e presidi davanti alle istituzioni, fino ad arrivare a occupazioni simboliche della struttura».

(Per approfondimenti cfr. Pasqualetti, La partecipazione è una questione di diritto (locale) e di cura, 2025).

Negli anni, il Comitato ha aggregato numerose realtà sociali, culturali e sanitarie, dando vita alla Comunità Territoriale di Rebibbia.

Riapriamo Villa Tiburtina

Lo sportello socio-sanitario

Già nel 2021 era nato uno sportello socio-sanitario, diventato punto di riferimento per oltre 500 persone. Lo sportello svolge molteplici attività per garantire il diritto alla salute e l’accesso a cure adeguate, costruendo una piattaforma di mobilitazione per il benessere del territorio.

Fornisce, ad esempio, informazioni sui servizi del SSN e supporto nel contrasto dei problemi legati alle liste d’attesa e alla presa in carico, in collaborazione con l’ASL RM2. Si è avviato un Gruppo di cammino con il Dipartimento di Prevenzione/Medicina dello Sport, così come azioni di supporto ai migranti e alle comunità “vulnerabili”.

Viene promosso un approccio partecipativo alla salute, che esercita una pressione concreta sui servizi socio-sanitari. Come sottolinea ancora Pasqualetti: «Il nostro obiettivo non è sostituirci alla sanità pubblica, ma trasformarla: ogni iniziativa, dagli sportelli all’interazione con l’ASL, puntava, e punta, a rafforzare il servizio pubblico».

Il gruppo è eterogeneo e comprende, oltre ad abitanti del quartiere, anche professionisti della salute e lavoratori e lavoratrici che, già negli anni ’70, avevano partecipato alle lotte per la salute che portarono alla nascita del SSN.

Nel territorio, Villa Tiburtina rappresentava un presidio sanitario fondamentale per gli abitanti del quadrante Rebibbia-Casal de’ Pazzi-Ponte Mammolo. La sua chiusura aveva lasciato un vuoto significativo nei servizi di prossimità.

La mobilitazione del Comitato Mammut e di tutta la cittadinanza (comitato “Riapriamo Villa Tiburtina”) è stata fondamentale. Tra vertenze e azioni pubbliche il tema è stato riportato all’attenzione delle istituzioni. Il percorso collettivo ha accompagnato il processo di riapertura della struttura.

La mozione e il ruolo delle istituzioni

Negli ultimi anni i rapporti con le istituzioni municipali si sono consolidati. Si è trattato di una significativa cooperazione politica. Come sottolinea la consigliera municipale Carla Corciulo (Sinistra civica ecologista), che ha seguito l’interlocuzione con le realtà locali: «lo sportello sanitario del Comitato Mammut è un’eccellenza nel settore del volontariato. Ad esempio, i volontari e le volontarie hanno supportato gli abitanti delle case popolari ERP nella manutenzione degli edifici, mantenendo costante la pressione verso il Municipio e il Comune di Roma».

«Negli anni il Comitato Mammut», continua Corciulo, «con il supporto dell’intera cittadinanza, ha chiesto costantemente, in tutti i luoghi, la riapertura di Villa Tiburtina. Da un mese, nel IV Municipio, sono state aperte ben cinque Case di Comunità: una vera e propria conquista di una lunga battaglia popolare».

Questa cooperazione, «sia relazionale che politica», è culminata, inoltre, nella redazione di una mozioneper l’istituzione di un Tavolo Permanente Consultivo per l’integrazione socio-sanitaria tra Municipio, ASL e realtà territoriali.

La salute al centro delle politiche sociali

Tutti i capigruppo e la presidente della Commissione Politiche Sociali hanno sottoscritto la mozione, che è stata approvata in Consiglio lo scorso febbraio. Il documento impegna il Presidente a istituire e alimentare sinergie tra gli attori coinvolti per valorizzare la partecipazione e avviare percorsi di co-programmazione che includano non solo le istituzioni competenti, ma anche le comunità locali.

Sulla scia delle esperienze di questi anni, sottolineano Pasqualetti e Corciulo, sono in programma diverse iniziative per rafforzare i servizi socio-sanitari nel territorio. L’obiettivo è quello di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze e valorizzare le risorse sociali e associative dei quartieri. Tra i progetti futuri figurano la creazione di un Microdistretto sanitario nel quadrante Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi, l’istituzione di un consultorio e di sportelli di ascolto. Si prevede inoltre il riutilizzo di spazi pubblici dismessi, con l’obiettivo di creare un confronto stabile tra cittadinanza, associazioni e istituzioni.

Un punto di arrivo, ma anche una prospettiva futura

Il percorso che ha portato alla riapertura di Villa Tiburtina non rappresenta solo il recupero di una struttura sanitaria. È un esperimento di partecipazione capace di progettare politiche per la salute, all’insegna della cura collettiva e dell’interdipendenza.

La sfida ora è costruire un vero percorso partecipato, garantendo decisioni operative discusse insieme alla cittadinanza, così come trasparenza e corresponsabilità. Una sfida che, ricordano le attiviste e gli attivisti del territorio, riguarda lo stesso funzionamento delle Case della Comunità. Del resto, all’indomani dell’inaugurazione di Villa Tiburtina, il 16 febbraio 2026, il Comitato ha organizzato un incontro pubblico con la direzione del Distretto per discutere insieme la prospettiva futura.

In un contesto segnato dalla mercificazione dei servizi e della frammentazione delle relazioni sociali, nella società civile emerge una contronarrazione al modello neoliberista. È un’alternativa politica capace di valorizzare la solidarietà, migliorare qualità, equità e accessibilità del servizio pubblico, immaginando modelli differenti in grado di incidere sugli stessi assetti istituzionali.

Si tratta, allora, di una lotta territoriale per il diritto alla salute che si estende a tutti gli ambiti della vita sociale e che, con i suoi saperi e le sue pratiche, si assume la responsabilità di produrre sistemiche trasformazioni.

Riapre Villa Tiburtina.

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