di Angelo Anselmi per il Comitato No Scorie Tuscia
La Tuscia è oggi il cuore pulsante di una battaglia che va ben oltre i confini del Viterbese. Sessanta comuni, coordinati dal Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre, hanno scelto di alzare la voce contro il progetto del deposito nazionale di scorie nucleari. Non si tratta di un semplice “no”: è la difesa di un’identità, di un paesaggio, di una comunità che non accetta di essere trasformata in un luogo di sacrificio.

Il nucleare: una storia che ritorna.
Dopo il referendum del 1987, l’Italia ha detto addio al nucleare. Ma le scorie prodotte dalle centrali restano, e lo Stato ha deciso di concentrarle in un unico deposito. Il progetto prevede 95.000 metri cubi di rifiuti radioattivi, con una parte ad alta intensità stoccata in superficie per un secolo. Una soluzione “provvisoria” che rischia di diventare definitiva, e che trasforma il territorio ospitante in un potenziale obiettivo militare. Con i venti di guerra che soffiano oggi in Europa e nel mondo, questa prospettiva non può essere liquidata con leggerezza.
La voce della Tuscia: una mobilitazione popolare.
La mobilitazione è stata immediata e compatta. Le piazze di Vulci e Corchiano si sono riempite di cittadini, trattori, cavalli e famiglie intere. È stata una protesta che ha unito istituzioni e comunità, con un messaggio chiaro: la Tuscia non accetta di essere ridotta a discarica nucleare. Il Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre ha assunto il ruolo di coordinamento, trasformando la protesta in un movimento organizzato, capace di dare forza e visibilità a un territorio che vuole decidere sul proprio futuro.

Perché dire no?
Perché l’agricoltura della Tuscia è un patrimonio di eccellenza, che rischia di essere
compromesso. Perché il turismo e la cultura, basati su paesaggi, borghi e siti archeologici, verrebbero irrimediabilmente danneggiati. Perché la salute e la sicurezza dei cittadini non possono essere messe in gioco. Perché stoccare scorie ad alta intensità in superficie per 100 anni significa vivere con una bomba a orologeria nel cuore del territorio.
Oltre la Tuscia: la battaglia per il bene comune.
Questa battaglia non riguarda solo il Viterbese. È un simbolo della difesa dei beni comuni, del diritto delle comunità a scegliere, della necessità di affrontare la questione nucleare con responsabilità e trasparenza. La Tuscia ci ricorda che il futuro non si costruisce sacrificando territori e popolazioni, ma valorizzando ciò che rende unici i nostri paesaggi e le nostre comunità.



La posizione del Comitato No Scorie Tuscia.
Non possiamo restare indifferenti. La scelta di collocare un deposito nucleare in Tuscia non è solo una questione tecnica: è una decisione politica e culturale che segnerà il destino di un’intera regione. Dire “no” significa difendere la vita, la bellezza, la storia e la dignità di un territorio che ha già dato tanto e che non può essere condannato a convivere con scorie pericolose. La Tuscia non si arrende, e noi con essa.
Questa battaglia è la nostra, e continueremo a raccontarla, a sostenerla e a viverla fino a quando sarà necessario.
La Tuscia resiste. La Tuscia non si arrende.





