di Damiano Coletta per Latina Bene Comune, già Sindaco di Latina
Mesi di attacchi, esplosioni e danneggiamenti da parte della criminalità organizzata a Latina. La risposta deve essere collettiva e lo Stato deve dimostrare presenza sul territorio. In Consiglio regionale, intanto, viene istituito il Fondo di solidarietà per le vittime incolpevoli.
Latina e la lotta alla criminalità organizzata
Durante la nostra Amministrazione – dal 2016 al 2022 – il contrasto alla criminalità organizzata non è mai stato uno slogan, ma un impegno quotidiano, concreto e spesso scomodo. Un impegno riconosciuto anche da chi quella criminalità la rappresentava: intercettato, Gianluca Di Silvio arrivò a dire “Coletta non è un sindaco, è un poliziotto e ce distrugge tutti!”. Una frase che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale quanto fosse percepita come reale e incisiva l’azione delle istituzioni in quegli anni. Nel 2015 Latina seppe reagire in modo unitario e collettivo. La città scelse di non voltarsi dall’altra parte, di ribellarsi alla criminalità organizzata e al malaffare politico che per troppo tempo avevano eroso il tessuto economico e sociale. Fu una stagione difficile ma necessaria, sostenuta dall’azione determinata dello Stato: il lavoro dell’allora questore Giuseppe De Matteis e della procuratrice Luigia Spinelli colpì duramente i clan, spezzò equilibri consolidati, restituì fiducia a una comunità che voleva tornare a sentirsi normale.
Ma sarebbe un errore pensare che la repressione, da sola, possa risolvere problemi così profondi. Le azioni investigative e giudiziarie sono indispensabili, certo, e possono evitare episodi clamorosi come bombe e incendi. Tuttavia la criminalità organizzata, se non trova un fronte istituzionale e sociale compatto, continua a lavorare sotto traccia, si riorganizza, cambia forma, si infiltra nelle fragilità economiche e sociali.
I cittadini chiedono giustamente sicurezza. La sicurezza non può e non deve essere garantita dalla repressione ma attraverso scelte politiche che favoriscano la riqualificazione degli spazi pubblici in particolare delle periferie, attraverso la lotta contro ogni forma di disuguaglianza cercando di tutelare la fetta più fragile della popolazione.
Il ritorno della violenza della criminalità organizzata colpisce la cittadinanza
Tra maggio e novembre dell’anno appena concluso, una lunga scia di episodi intimidatori e veri e propri attentati, ha attraversato la comunità di Latina, provocando paura e danni in larga parte ricaduti sulla cittadinanza. Bombe carta, incendi e ordigni: la criminalità organizzata si contende il controllo del territorio e attacca la libertà di chi vive la città.
Prima dell’estate, il ritrovamento di una granata inesplosa davanti a un’autofficina in corso Matteotti, a maggio, in pieno giorno, rimossa dagli artificieri e, poi, l’esplosione di una bomba in strada Torrenuova. Da settembre la tensione è tornata a salire, con una serie di bombe carta ed esplosioni che hanno colpito diversi quartieri della città. Gli ordigni devastano gli androni di palazzi alle Case Arlecchino, in via Guido Rossa, quindi in via della Darsena e nuovamente nell’area delle Case Arlecchino, causando gravi danni a edifici residenziali, a veicoli e ad attività commerciali, con conseguenze soprattutto per residenti estranei a contesti criminali. Il 18 settembre un altro ordigno esplode in un condominio di viale Pierluigi Nervi, mentre nella stessa zona vengono incendiati due veicoli. L’ultimo episodio risale al 22 novembre, con un’esplosione in viale Kennedy che ha danneggiato un portone, auto e appartamenti, seminando paura tra i residenti e rendendo necessari accertamenti sanitari per alcune persone anziane.
Davanti alla violenza delle organizzazioni criminali, non lasciamo spazio al silenzio e alla paura
Da settembre, a Latina, non c’è stata solo un’impennata di atti criminali. C’è stata anche la paura. Una paura silenziosa, che entra nelle case, che accompagna le persone nella vita quotidiana, che logora il senso di appartenenza. Di fronte a tutto questo mi sarei aspettato che, forte della tanto decantata filiera di governo, la sindaca si attivasse per chiedere alla Regione il rifinanziamento del fondo per le vittime incolpevoli della criminalità organizzata. Ci saremmo aspettati che si facesse pressione sul Viminale per alzare il livello di fascia della Questura come chiesto da noi da anni. Non è successo.
Colpisce ancora di più l’assenza di parole di solidarietà verso cittadini che, senza alcuna colpa, si sono ritrovati l’auto danneggiata, il portone distrutto, la casa violata. Persone lasciate sole, oltre al danno. Situazioni così non si affrontano con interventi spot o con gesti simbolici come “doniamo il gettone di presenza”. Le istituzioni devono farsi carico delle persone, rispondere con atti concreti, non con reazioni emotive. E non può essere compito dei cittadini organizzare raccolte fondi per riparare danni subiti da innocenti.
Visioni opposte per azioni concrete: dalle zone rosse al Fondo di solidarietà
Ancora più grave è l’idea di istituire le cosiddette “zone rosse”. È una scelta che colpisce indirettamente i tanti cittadini onesti e incolpevoli costretti a vivere con uno stigma addosso solo perché personaggi sbagliati sono finiti nei loro palazzi. Pensiamo all’effetto che tutto questo produce sui ragazzi che crescono lì: giovani che vedono il proprio quartiere marchiato, che interiorizzano un’idea di esclusione, che rischiano di convincersi che il loro destino sia già scritto.
Per questo ho sollecitato, a nome di Latina Bene Comune, il Consigliere regionale Claudio Marotta a proporre un emendamento che è stato poi approvato nel bilancio regionale. L’emendamento ha permesso di istituire un Fondo di solidarietà da 250 mila euro per il 2026, destinato alle attività commerciali e alle persone fisiche vittime incolpevoli della criminalità organizzata. Famiglie, cittadini, associazioni e attività economiche colpite da attentati, incendi, esplosioni e atti intimidatori. Un segnale concreto di presenza dello Stato, per garantire ristori rapidi e impedire che al danno materiale si aggiungano solitudine e abbandono.
In proposito, ringrazio per il supporto anche i consiglieri PD Marta Bonafoni e Salvatore La Penna, il consigliere M5S Adriano Zuccalà e Gianpiero Cioffredi di Libera contro le Mafie.
Proposte come questa devono essere accolte all’unanimità.
Perché non è una battaglia politica, ma una scelta di civiltà.






