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CHE GENERE DI POTERE. Figlie di Minerva #1 – Il ghosting professionale

Rubrica a cura di Monica Giovannoni . Prima puntata.

Il ghosting professionale

La mappatura del desiderio. Perché le donne scelgono la periferia invece del vertice.

Questa prima puntata esplora la scelta consapevole di molte donne più o meno giovani di sottrarsi alle dinamiche di potere tradizionali, preferendo l’autonomia, seppur legata alla precarietà, e la qualità della vita alla scalata gerarchica.

E’ davvero possibile oggi parlare di “sottrazione attiva” come forma di resistenza femminile?

Sempre più donne attuano la cosiddetta strategia di ghosting nel campo lavorativo, ovvero quel continuo sfuggire ad un adattamento, collocandosi in posizioni periferiche nelle imprese, il non mobilitarsi per raggiungere traguardi apicali nella gerarchia. Tutto questo non ha nulla a che vedere con le competenze specifiche o con le capacità professionali e abbiamo ormai imparato che superare l’individualizzazione che caratterizza tanti dei nostri lavori è già politica, così come sappiamo che la “precarietà” non è la nostra identità, ma oggi è anche condizione di libertà.

PUNTATA #1. Il ghosting professionale.

Emerge costantemente nelle donne la necessità di definire e ridefinire cosa sia “lavoro” caricandolo di sfumature e provando ad andare oltre, rinnovando i paradigmi con cui pensiamo e viviamo il lavoro stesso. D’altronde se non si tematizza la “differenza” al lavoro – e le particolari forme del desiderio connesse al lavoro – non si capirà mai questa peculiarità tutta femminile di non scendere mai su un piano di sfida e di responsabilità aziendali scegliendo piuttosto una posizione marginale che lascia l’agio di ritmi morbidi in una vita che guarda sempre a un orizzonte temporale a breve termine e che strizza l’occhio al desiderio.  

Le giovani donne rifuggono da progetti di vita a lungo termine in favore di un “futuro breve” più facilmente prefigurabile: una risposta razionale a un mondo in cui l’avvenire è sempre più incerto. Scelgono la precarietà, rifiutando modelli competitivi virili, per approdare verso oasi di autonomia che la carriera non consente fagocitando tutto: tempi, passioni, desideri. Decise verso la ricerca di una posizione periferica che garantisca libertà, meglio la marginalità che mi consente di stare dove il mio desiderio mi porta.

Così sistematicamente, per qualche ora al giorno molte donne spariscono, il cellulare lo tengono spento… alcuni psicoanalisti inglesi l’hanno chiamato fenomeno di ‘sincerità calcolata’ o strategica, che descrive una dinamica relazionale e psicologica in cui meglio fare un passo indietro e sottrarsi alla frenesia lavorativa.

Usare l’effetto gosthing come strumento pianificato.

Un’arma relazionale per ottenere il vantaggio di posizionarsi liberamente nello spazio e nel tempo, riscoprendo il valore di una posizione periferica in contesti ancora troppo abitati da uomini e sempre meno ambiti da donne.

Questo pone quesiti su come la differenza femminile sia il fattore più dinamico del mercato del lavoro e potenzialmente il più innovativo del modo di lavorare, per cui non fare carriera non corrisponde ad una rinuncia, ma una ridefinizione del successo, che non include necessariamente il potere o l’alto stipendio, ma il tempo per sé e per le proprie passioni.

Si spostano così i valori lavorativi verso la sostenibilità, la stabilità e la socialità,  una rivoluzione silenziosa, una scelta consapevole a vantaggio del benessere personale, la salute mentale e le passioni rispetto alla corsa incessante per promozioni, titoli e stipendi più alti. 

Siamo davvero sicure che sia una sconfitta?

Parlerei piuttosto di uno spostamento verso altro e lo trovo politicamente interessante.

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