IN REGIONE LAZIO PER IL DIRITTO AL SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO.
Intervista a Marietta Tidei, Consigliera regionale, a cura di Fiore Faustini e Norma Felli.
Qualche giorno fa, abbiamo avuto il piace di intervistare la consigliera regionale del Lazio Marietta Tidei. Prima firmataria e depositaria della legge regionale “Liberi Subito”, la consigliera Tidei è promotrice della battaglia che sta provando a stabilire modalità d’accesso e delle tempistiche definite e certe per il ricorso al suicidio medicalmente assistito all’interno della Regione Lazio.
Un tema che è tornato recentemente ad essere molto caldo, alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale relativamente all’approvazione da parte della Regione Toscana, proprio del disegno di legge “Liberi Subito”.

Fiore Faustini: Consigliera, allo stato attuale ci troviamo in assenza di una legge nazionale sul fine vita e questo ha fatto sì che le Regioni progressivamente si siano trovate a dover intervenire sul tema.
In questo processo lei vede un percorso fisiologico di esercizio dell’autonomia regionale o, secondo lei, questo è sintomo della scelta politica, a livello nazionale, di non assumersi responsabilità rispetto a temi che potenzialmente sono divisivi, complessi e che si sceglie, perciò, di non affrontare?
Consigliera Tidei: Io vedo più questa seconda. Insieme a Claudio Marotta abbiamo depositato questa proposta di legge da più di due anni e mezzo e, purtroppo, nell’unico luogo dove ci piacerebbe parlarne, ovvero la sede del Consiglio regionale, questa possibilità ci è stata preclusa perché la maggioranza di centrodestra non vuole minimamente parlarne.
Credo che ci sia un silenzio della politica assolutamente colpevole. La politica già da molto tempo doveva rendersi conto che questo era un tema che andava affrontato con coraggio, nella maniera meno ideologica possibile, guardando soprattutto alle sofferenze delle persone. Ha invece deciso di non farlo, è quindi normale che le Regioni, all’interno delle quali sono presenti anche delle sensibilità diverse, abbiano comunque deciso quantomeno di normare quegli gli aspetti che sono di loro competenza, e quindi tutta la parte relativa all’organizzazione del servizio sanitario.

Così come è stato fatto in Toscana e in Sardegna, dove la legge è passata, abbiamo provato a fare anche noi nel Lazio, grazie all’Associazione Luca Coscioni che ci ha consentito di proporre lo stesso testo e di fare anche questa battaglia che per noi, lo voglio ricordare, è una battaglia di legislatura e che speriamo dunque di poter in qualche modo incardinare prima della fine della legislatura.
Il governo e il Parlamento, tra l’altro, stanno lavorando su un testo molto brutto, questo lasciatemelo dire. Perché rispetto a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale si sta, secondo me, ristringendo il campo dei diritti, mettendo molti più paletti e facendo una brutta confusione anche sulle cure palliative, sulle quali chiaramente siamo tutti d’accordo, ma che devono essere una libera scelta del cittadino. Accedere o non accedere alle cure palliative deve essere una scelta del cittadino, chi decide di farlo assolutamente deve essere sostenuto e queste cure devono essere fornite nella maniera più ampia possibile, ma ci sono dei cittadini che fanno delle scelte diverse e quelle scelte le dobbiamo rispettare perché comunque noi siamo convinti che i giorni delle persone, il tempo delle persone appartiene alle persone che lo vivono in prima persona e non ad altre.
Lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere quando una persona deve andarsene e lasciarla a patire delle pene indicibili. Ci sono, grazie ai mezzi di informazione, tante storie che sono venute fuori come quelle di Sibilla Barbieri o Laura Santi. Io credo che siano molte di più, questa è un po’ la punta di un iceberg. Ci sono tante storie non raccontate e che invece sono anch’esse storie di grande sofferenza.
Fiore Faustini: Come ci stava ricordando, sono oltre due anni e mezzo che la proposta di legge “Liberi Subito” è stata depositata presso la Regione Lazio. Tuttavia, questa discussione nonostante siano ormai passati anni, non solo non è mai iniziata ma neanche è stata calendarizzata. Su questo le volevo chiedere, dal suo punto di vista, a cosa è dovuta la decisione di non incardinare una discussione regionale su questo tema. Si tratta di una volontà politica precisa da parte della maggioranza di sottrarsi alla discussione? E anche qui, secondo lei, perché? Da cosa deriva una volontà di questa natura?
Consigliera Tidei: Io credo che questa destra che governa la Regione Lazio sia perfettamente in linea con la destra che governa il Paese, e lì c’è tutta la volontà di non discutere questo tema, probabilmente perché prigionieri di un’ideologia che è preminente, anche rispetto alla comprensione delle sofferenze delle persone. I movimenti pro-vita tengono in ostaggio una buona parte della politica.
Io mi rendo conto che è un tema che per molti può essere divisivo, e non è detto che tutti dobbiamo avere lo stesso approccio. Anche per questo in Regione c’è stata la volontà di non discutere, perché si pensa che non discutendo il problema se ne vada. In realtà è un problema che riguarda molti.
Noi conosciamo i casi di quelle persone che hanno avuto il coraggio di condurre una battaglia nella fase finale della loro vita in un momento di grande sofferenza, ma ci sono anche tante persone che non hanno questo coraggio. Le leggi servono per questo: a tutelare tutte le persone, anche chi non si sente di condurre in prima persona questa battaglia, e quindi noi vogliamo farla anche per loro.
Penso sia giusto che lo Stato disciplini le norme e le situazioni che servono a tutelare anche queste persone. Qui nel Lazio si è deciso di non farlo, addirittura abbiamo visto delle scene surreali quando abbiamo provato a parlarne. Ad esempio, in aula la maggioranza ha abbandonato i banchi del Consiglio pur di non parlare, quando noi avevamo semplicemente proposto di aprire una discussione.
Chiaramente, come tutte le proposte di legge, nell’iter verso l’approvazione si possono audire soggetti che hanno idee e posizioni diverse, come ad esempio le associazioni pro-vita, e tutti coloro che chiaramente hanno un potenziale ruolo nell’applicazione della legge: medici, psicologi, operatori sanitari. Eppure, ci è stato proprio detto di no, che non è un tema di cui devono discutere le Regioni. Invece mi sembra che le Regioni abbiano piena titolarità per discutere di queste cose.
Fiore Faustini: allo stato attuale, attraverso la sentenza della Corte Costituzionale di pochi mesi fa, la 204/25, abbiamo effettivamente una dimostrazione del fatto che questa materia è competenza regionale. Ad oggi, due Regioni, la Sardegna e la Toscana, hanno approvato lo stesso disegno di legge che anche qui in Regione Lazio, due anni e mezzo fa, lei e il consigliere Marotta avete depositato. Alla luce di questo nuovo pronunciamento, c’è una speranza che si inizi la discussione in Regione Lazio avendo chiarito che il fine vita, entro i confini delineati dalla Corte, è una materia di competenza regionale?
Consigliera Tidei: Io mi auguro di sì. Certo, se le dovessi onestamente dire quanto è salda la mia speranza probabilmente non potrei essere molto ottimista, perché ho visto che in quasi tre anni in realtà si è fuggiti dalla discussione. C’era stato detto, dopo l’impugnativa del Governo (riguardo la legge approvata da Regione Toscana, ndr), di attendere con la convinzione che la Corte avrebbe comunque bocciato la legge della Toscana.
In realtà, non è stato così perché la Corte Costituzionale l’ha salvata per una buona parte, intervenendo solo su alcuni aspetti.
Noi cosa vorremmo fare adesso? Abbiamo due opzioni: o ripresentare un altro testo che tenga conto delle osservazioni della Corte, oppure chiedere alla maggioranza in Regione di aprire comunque questa discussione e poi, in fase di esame del testo, proporremo degli emendamenti che tengano conto dei rilevi che la Corte Costituzionale ha fatto alla legge toscana.
Chiaramente ci sono degli aspetti che vanno disciplinati per andare incontro a quella sentenza e riceverne gli orientamenti. La Corte ad ogni modo è stata chiara: le Regioni possono entrare in questo tema riguardo gli aspetti che sono di loro competenza, ad esempio per l’organizzazione del servizio sanitario. Sicuramente questa proposta rappresenta una legge migliore di quella che vorrebbero votare in Parlamento e che condurrà alle solite disparità, agevolando solo chi se lo può permettere e che continuerà ad andare in Svizzera o in strutture private. Anche sui tempi mi pare che si stia allungando il brodo in maniera onestamente ingiustificabile.
Fiore Faustini: Anche perché da quanto è al momento noto il disegno di legge del Governo prevede l’esclusione del Servizio Sanitario Nazionale e la nomina di un comitato nazionale per la valutazione dei requisiti d’accesso al suicidio medicalmente assistito, il che creerebbe un serio problema, non solo di costi, ma anche di tempistiche, analogo a quello che attualmente già viviamo a causa dell’assenza di una legge nazionale.
Consigliera Tidei: Ci si deve rendere conto che chi avanza una richiesta del genere lo fa nel momento peggiore della sua vita, quello in cui si vede la fine avvicinarsi e si è in uno stato di sofferenza profonda. A queste persone si deve quantomeno celerità nella verifica della sussistenza dei requisiti e nella decisione. Questo non può avvenire a morte avvenuta o comunque prendendosi tutto il tempo con il quale si risponde a una normale istanza relativa.
Si tratta di una richiesta così impellente che io vorrei tutti si provasse a metterci nei panni di chi la pone. Vorrei si pensasse a cosa quotidianamente queste persone devono vivere. Mi ha colpito molto la lettera di Laura Santi in cui descriveva il suo stato e quello a cui lei era costretta tutti i giorni: queste mani addosso, le mani delle persone che erano deputate alla sua cura.
Pensate che cosa vuol dire per una persona: non poter più andare nemmeno in bagno autonomamente, essere costretta ad essere mossa e girata sul letto, toccata continuamente da mani diverse.
Queste sono le situazioni delle persone, si sente di stare quasi alla fine e tutto diventa un supplizio, in particolare per chi è abituato ad avere una vita molto autonoma. Io non voglio entrare nelle singole questioni, vorrei solamente che si capisse che si sta trattando di momenti di profonda sofferenza, ed è giusto che chi li vive possa decidere quando terminarla. Noi con questa legge non vogliamo imporre nulla a nessuno, questo sia chiaro.
Non è che laddove si approvasse questa legge, questo equivarrebbe a dire alle persone “dovete ricorrere al suicidio medicalmente assistito”, si dice invece “se volete potete farlo”, un punto che mi sembra non sia ancora molto chiaro.
Fiore Faustini: Su questa materia ricordo anni fa, uno slogan dell’Associazione Luca Coscioni nell’anno del Referendum Eutanasia Legale che mi aveva molto affascinata, “l’eutanasia legale non aumenta le morti, riduce le sofferenze”.
Consigliera Tidei: Ed è così, noi vogliamo ridurre la sofferenza delle persone, non far morire più persone. Con la consapevolezza che ognuno deve essere padrone della propria vita, dei propri giorni.
Fiore Faustini: un’ultima domanda. Lei e altri consiglieri siete riusciti a depositare questo testo anche all’interno di un’alleanza tra minoranze, qualcosa di poco frequente nel panorama italiano dove raramente si riesce a trovare una convergenza, soprattutto quando si tratta di temi etici.
In questo caso, nonostante proveniate da partiti diversi e da parti politiche diverse, siete riusciti a riconoscere un terreno comune che è quello della responsabilità istituzionale. La convergenza quanto può effettivamente fare bene al dibattito pubblico? E il riconoscimento reciproco rispetto ad altri soggetti politici, all’interno del Consiglio, quanto può essere utile per portare avanti istanze di questa natura?
Consigliera Tidei: Io credo che sia molto utile, tuttavia se ci pensiamo è anche doveroso. Credo le alleanze su questi temi un po’ arrivino anche per sensibilità simili. Su alcuni temi, dove l’appartenenza politica a mio avviso passa veramente in secondo piano, sento come un dovere il guardare alle sofferenze delle persone e provare ad alleviarle, sempre nella consapevolezza che non si può fare tutto e che non sempre i problemi si risolvono.
Ad ogni modo, laddove si incontrano persone come Claudio Marotta, ci si può trovare uniti da una sensibilità comune seppur venendo da partiti politici diversi e appartenendo in Consiglio Regionale a due gruppi diversi. Credo sarebbe sempre utile provare a portare le nostre battaglie all’attenzione degli altri, senza fissarsi sulle cose che più ci dividono, ma invece provando a trovare un terreno di unità.
Come ho già detto, questa per me è la battaglia di legislatura. Qui in Regione chiaramente ci occupiamo anche di altre materie – ad esempio io mi occupo molto di attività produttive di industria, di agricoltura, di sanità – però su un tema del genere credo valga la pena spendere molte energie, appunto perché c’è in ballo la sofferenza delle persone. Dovremmo considerare maggiormente il fatto che ci siano tante persone che si sentono sole e abbandonate dal sistema, un sistema che probabilmente non è nemmeno in grado di percepire fino in fondo i loro bisogni. Laddove possibile, credo che sia doveroso provare, per quello che possiamo fare noi ovviamente, a stare loro accanto.
Fiore Faustini: Trovo affascinante l’idea di vedere un tema sensibile come quello del fine vita, come una battaglia politica che non ha un colore, non ha una parte, non è di destra o di sinistra.
Consigliera Tidei: Noi l’abbiamo percepita così e per questo abbiamo chiesto una discussione ampia, che portasse sul tavolo posizioni molto diverse e che rispetto anche se lontane dalla mia.
Io non sono contraria, per esempio, a chi pensa che le cure palliative debbano entrare in questo discorso. Chi soffre deve poter essere in grado di aver riconosciuto il diritto alle cure palliative, se decide di accedervi, o di aver riconosciuto il diritto al suicidio medicalmente assistito, se decide di accedere a questo diritto.
Bisogna lasciare ai cittadini il diritto di decidere delle proprie vite.





